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L’unica azienda italiana che stampa i vinili

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Se avete comprato l’ultimo di Rovazzi o di Fabri Fibra, allora avete un loro disco fra le mani. Il presidente: “Stampare ci insegna che nulla è impossibile”

Da oltre 30 anni un piccolo paradiso italiano continua ad alimentare il sogno del 33 giri. Si chiama Phonopress, l’unica fabbrica nostrana che continua a stampare vinili. Da Settala, un piccolo paesino di poco più di 7mila abitanti della provincia milanese, escono freschi di stampa oltre 700mila dischi all’anno, da Tiziano Ferro a Fabri Fibra.

Ma come è riuscita una piccola azienda a sopravvivere, nonostante il periodo di magra per la musica “stampata”? Lo abbiamo chiesto a Filippo De Fassi Negrelli, presidente della Phonopress dal 2010.

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Ciao Filippo, cominciamo dall’inizio, quando comincia la storia della Phonopress?

La Phonopress è venuta al mondo all’inizio dei fantastici anni ’80. Io ho deciso di rilevarla nel 2010, quando il mercato era più o meno ai minimi storici.

 

Nonostante la crisi del vinile siete riusciti a sopravvivere. Qual è stato il vostro segreto?

Il segreto è stato aprirsi al mercato internazionale, che è stato il primo a riprendersi. Tutt’ora, anche se c’è una buona componente italiana nel nostro fatturato, l’estero è molto importante per noi, soprattutto le etichette medio/piccole, perché sono le più ricettive e intraprendenti e non sono legate da contratti generali o cose del genere.

 

Cosa vuol dire essere l'ultima fabbrica di vinili in Italia?

Finora è stato quasi un onore e un privilegio per noi. Da quello che so, qualche nuova fabbrica sta aprendo anche in Italia. Ma le nuove nate si differenziano da noi, perché non sono in grado di compiere tutti i processi produttivi dall’inizio alla fine come l’incisione degli acetati e la fabbricazione degli stampi.

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Com’è il lavoro dello “stampatore” di vinile?

Il nostro è un lavoro che richiede molta capacità tecnica, esperienza e soprattutto molta pazienza. I risultati arrivano solo se lavori in un certo modo e soprattutto se sai quello che stai facendo e come lo stai facendo. Nulla è impossibile, ma sicuramente è un settore con delle forti barriere all’ingresso.

 

Come sta andando il mercato dei 33 giri? Sa dirmi qualche numero del mercato del vinile?

Per fortuna la crisi del 33 giri si sta risanando. Si dice in giro che la produzione mondiale è più che triplicata, ed è più o meno quello che dal 2010 a oggi è successo anche nel nostro piccolo.

 

Leggi anche: "Speciale vinile: tutto quello che c'è da sapere per iniziare una collezione" 

 

Di quanto è aumentata la vostra produzione?

Sostanzialmente da 20.000 dischi al mese che facevamo nel 2010, siamo arrivati a farne circa 60.000 al mese dall’anno scorso in poi. Io però non guardo molto le singole unità, preferisco concentrarmi di più sul numero di lavori che gestiamo giornalmente. Sono da sempre convinto che sia meglio avere 6 piccoli clienti ogni giorno, piuttosto che un unico grande cliente.

 

Qual è il segreto per stampare un buon vinile?

Non avere fretta! La fretta è nemica del disco. Durante il pressaggio, ma in realtà anche prima, possono capitarti una miriade di inconvenienti tecnici, che richiedono spesso il loro tempo per essere risolti. Impegnarsi a produrre a rotta di collo va contro l’ottima riuscita del disco. 

 

Perché si sta riscoprendo il piacere della musica in vinile?

E’ un formato che esiste da 80 anni e che non è mai scomparso. Ultimamente è tornato di moda perché si contrappone decisamente alla musica liquida e dà importanza al contenuto. Anche i grandi artisti fanno piccole tirature degli LP di successo per accontentare i fans. Io resto comunque convinto che si tratti di un fenomeno che ha appena sorpassato il suo picco massimo e che si ridimensionerà leggermente, pur restando vivo. Bisogna quindi evitare di ingolfarsi e rimanere con una struttura produttiva flessibile e leggera.

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Quali sono i 33 giri più famosi che sono usciti dalla Phonopress?

Tra i più recenti abbiamo “Il mestiere della vita” di Tiziano Ferro, “Vietato morire” di Ermal Meta, “Fenomeno” di Fabri Fibra e “Alt” l’ultimo di Renato Zero.

 

E tra i 45 giri?

Beh, dalle nostre presse è uscito il tormentone di Rovazzi “Andiamo a comandare”. Poi abbiamo stampato due singoli sanremesi, “Occidentali’s Karma” di Francesco Gabbani e “Fatti bella per te” di Paola Turci.

 

Qual è il vinile più folle che è stato stampato?

La richiesta più suggestiva è stata quella di un 33 giri completamente trasparente, stampato solo da 1 lato e serigrafato sul lato opposto. Oppure un vinile color “glitter”, con le pagliuzze luminescenti all’interno. Due prodotti sviluppati da noi insieme ai clienti e con l’aiuto di qualche fornitore. Anche su un prodotto così datato, ogni tanto fa piacere inventarsi qualcosa di nuovo. 

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