Sorgenia
cerca
Accedi accedi

Il futuro del mondo è dell’economia digitale. E in Italia?

  1. Home
  2. What's next
  3. Il futuro del mondo è dell’economia digitale. E in Italia?

Presentato il Rapporto Ocse digital economy Outlook 2015: il Belpaese al terzo posto nel mondo per cloud computing aziendale, ma solo un cittadino su 5 è connesso in banda larga

Il business del futuro sarà concentrato sull’economia digitale. L’accesso alla rete è sempre più veloce e meno costoso e la maggior parte delle imprese dipende ormai dal settore dell’Ict nella maggior parte del mondo, compresa l’Italia. È quanto emerge dal Rapporto Ocse Digital economy Outlook 2015, dalla durata biennale, che esamina e documenta le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e dalla rete nei 34 Stati che fanno parte dell’Organizzazione.

 

CRESCONO L’EXPORT IN MANIFATTURA, I SERVIZI E LA REGISTRAZIONE DI BREVETTI NELL’ICT

A livello globale, secondo il report, il futuro del settore legato all’Ict sembra essere positivo. L’export nel manifatturiero è cresciuto del 6% all’anno, e nel periodo 2011-2013 addirittura i servizi sono aumentati del 30%, mentre il 40% di tutte le domande presentate per la registrazione di brevetti arriva da qui, a testimonianza di quanto sia diventato importante investire in innovazione. Bene anche l’occupazione, dal momento che gli specialisti della rete diventano sempre più numerosi e richiesti, soprattutto dai privati.

 

AZIENDE SEMPRE PIÙ DEPENDENTI DALL’ICT

Nel 2014, infatti, la maggior parte delle aziende dipendeva dall’Ict. Il 95% di queste possiede la banda larga, rispetto all’85% del 2010, e la maggior parte è presente sul web con proprie piattaforme. Sono soprattutto quelle di grandi dimensioni a insistere sull’innovazione, a differenza delle pmi, con seguenti effetti negativi sulla produttività. Accelera il cloud computing, utilizzato dal 22% delle compagnie, anche se a livello generale solo il 21% di queste vende online con una crescita del 2% all’anno dal 2009.

 

BENE IL COMMERCIO ELETTRONICO, FATICA L’E-GOVERNMENT

Il commercio elettronico ha fatto registrare una significativa impennata, dal 31% del 2007 al 50% dello scorso anno, anche attraverso gli smartphone. Variano invece sensibilmente da paese a paese i servizi di e-government: gli utenti mostrano infatti ancora preoccupazione, rispetto al passato, per quel che riguarda la propria privacy.  “L’economia digitale ha un enorme potenziale per la crescita e il benessere ma solo se le persone si fideranno abbastanza da impegnarsi pienamente”, ha dichiarato Andrew Wyckoff, Science, Technology and Innovation Director dell’Ocse. Le cose si stanno muovendo molto velocemente, con l’arrivo dei Big Data e l’Internet delle Cose, e noi dobbiamo fare in modo di essere pronti per l’impatto che tutto questo avrà su privacy, sicurezza e fiducia, nonché sulle competenze e l’occupazione”.

 

Leggi anche: Imprese e e-commerce: dal 2 giugno al via le nuove regole sui cookie

ITALIA PAESE DALLE MILLE CONTRADDIZIONI

E in Italia? Nel Belpaese, secondo l’Ocse, c’è una situazione contraddittoria. Mentre è al terzo posto per percentuale di aziende che utilizzano tecnologie cloud, ben il 40,1%, dopo Finlandia e Islanda, presenta ancora livelli bassi, il 3,27%, per quel che riguarda il valore aggiunto generato dall’intero sistema economico. Solo nel 2013, il settore ha rappresentato il 2,54% dell’occupazione totale. L’Organizzazione ci colloca al sesto posto tra gli Stati membri per ampiezza del gap generazione nell’uso del web, con il 69,4%: utilizzano internet il 90,5% degli utenti di età compresa tra i 15 e i 24 anni, e solo il 21,1% di quella 65-74. Sempre dal rapporto, risulta che le persone con una connessione Internet a banda larga via rete fissa sono 22,5 su 100, in gran parte con tecnologia Dsl (21,5 su 100).  

 

Per approfondire: Digital divide: la rivoluzione dell'Italia in sette passi