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Gli scacchi nel mondo del cinema

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Le più belle scene dedicate al gioco da tavolo nel cinema internazionale, dal 1924 fino quasi ai giorni nostri

Dalla suspense di Hitchcock all'ironia di Woody Allen, gli scacchi hanno avuto il loro ruolo da protagonisti nei film. Spesso sono stati inseriti all'interno di una scena per richiamare una metafora di potere o per rievocare il senso della vita, come ne "Il Settimo Sigillo". 

Grandi film d’autore o pellicole, che hanno sbancato ai botteghini, sono stati i campi di battaglia di questa “testimonianza d’amore” che unisce i due mondi, uno delle pedine e uno della cinepresa, solo apparentemente lontani. Ecco alcune scene iconiche che hanno fatto la storia del cinema. 

 

IL DADAISMO FRANCESE 

Si parte dal 1924, con la pellicola Entr’Acte di René Clair, considerato il manifesto del cinema dadaista, in cui Marcel Duchamp, che nella vita reale fu pittore, scultore e giocatore di scacchi, e Man Ray, artista simbolo del dadaismo e del surrealismo, sono impegnati in una partita in terrazza con vista su Parigi. In “La febbre degli scacchidi Vsevolod Pudovkin uscito un anno dopo, gli scacchi sono al centro del film, a partire dal titolo: è la storia di un campione (Vladimir Fogel) che è talmente ossessionato dagli scacchi da trascurare la moglie, che per questo motivo lo lascerà. La ricomposizione familiare avverrà soltanto dopo che lei avrà conosciuto, durante un torneo a Mosca, un campione americano che le farà capire il fascino degli scacchi e la riavvicinerà quindi al marito. 

 

SCACCHI E SUSPENSE, ECCO HITCHCOCK 

Gli scacchi compaiono in quello che è considerato il primo “vero” film di Alfred Hitchcock, “The Lodger” (1926) , in cui il maestro utilizza una partita come ingrediente per creare suspense negli spettatori. Nel bel mezzo del gioco, infatti, il protagonista si abbassa per prendere da terra un attizzatoio del camino: tutto lascia intendere che possa usarlo per colpire la sua avversaria dall’altra parte della scacchiera, ma non sarà così. Il personaggio utilizzerà l'oggetto semplicemente per ravvivare il fuoco. Negli anni successivi dedicheranno scene agli scacchi anche S. M. Ejzenstein in “Ottobre”, Frank Capra in “Orizzonte perduto”, Charlie Chaplin in “Il grande dittatore” e Fritz Lang in “Duello Mortale”. Per arrivare a una delle scene di Casablanca di Michael Curtiz in cui Humphrey Bogart appare impegnato a riflettere e concentrarsi davanti a una scacchiera, mentre fuma una sigaretta. 

 

INGMAR BERGMAN E “IL SETTIMO SIGILLO” 

Si tratta probabilmente di una delle citazioni più suggestive: la morte accetta di giocare una partita a scacchi con il cavaliere in riva la mare, sugli scogli. In palio c’è la vita del protagonista, che chiede alla morte di giocare per poter guadagnare tempo. La morte ammette di essere appassionata di scacchi, e di non aver mai perso una partita, e il cavaliere si consola rilanciando la sfida nella speranza che anche la morte possa commettere un errore. “Perché mi sfidi?”, chiede la morte, e il cavaliere risponde: “Perché voglio sapere fino a che punto saprò resisterti, e se dando scacco alla morte riuscirò ad avere salva la vita”. Una metafora cinematografica che accosta il gioco degli scacchi al senso della vita, un po’ come era accaduto in altre sedi con altri giochi celebri, a partire dal poker. 

 

IVAN IL TERRIBILE 

Nel film di S. M. Ejzenstejn del 1943 gli scacchi non sono più una metafora della vita, ma del potere. Il primo zar della Russia era un grande appassionato di questo gioco, e secondo la testimonianza del diplomatico inglese Jerome Horsey morì proprio durante una partita, a letto, con uno dei suoi boiardi. Nella scena del film Ivan Il terribile chiede ai suoi collaboratori di portare una scacchiera in dono a Elisabetta d’Inghilterrra: “Con le piccole figure - afferma riferendosi ai pezzi - spiegherai come i suoi vascelli inglesi, lasciando da parte il Baltico”, arrivando a destinazione. 

 

WOODY ALLEN

Se è vero che in “007, dalla Russia con amore” James Bond dimostrerà di saper anche giocare a scacchi sconfiggendo un avversario che voleva ridicolizzarlo, anche Woody Allen utilizzerà diverse volte gli scacchi: la prima volta in “Ciao, Pussycat!”, diretto da Clive Donner nel 1965, in cui barerà alla scacchiera per tentare di fare colpo sulla sua avversaria, tranne poi essere scoperto e ridicolizzato. Ma gli scacchi come sinonimo di riflessione sono presenti anche nel più celebre “Provaci ancora, Sam”, in cui l’attore e regista newyorchese si lancia nei suoi spericolati discorsi con un gruppo di amici, tutti attorno a una scacchiera. 

 

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE DI ODISSEA NELLO SPAZIO 

Nel film diretto da Stanley Kubrick nel 1967 compare un esempio di intelligenza artificiale applicata agli scacchi. Il computer vince contro il suo avversario umano, ma il calcolatore elettronico è talmente “umanizzato” che dopo lo scacco matto il perdente lo ringrazia per la lezione: “A quanto pare hai ragione, bravissimo”, dice l’uomo al computer, che risponde quasi irridente “Grazie per la bellissima partita”. 

Quelli appena citati sono soltanto alcuni esempi di scene dedicate al cinema, a cui si potrebbero aggiungere le schermaglie amorose attorno alla scacchiera di Richard Gere e Julia Roberts attorno alla scacchiera in “Pretty Woman”, o la partita nella vasca da bagno tra Matt Damon e Jude Law in “Il talento di Mister Ripley”, o ancora la partita a scacchi con gli scarafaggi a fare da pezzi in “Il silenzio degli innocenti”, fino ad arrivare a “scacco mortale” con Christopher Lambert.