Dalla crescita del mercato globale alle scelte strategiche delle imprese, le tecnologie verdi entrano in una fase di maturità che le rende centrali per competitività, resilienza e valore industriale. La fotografia scattata da ResearchAndMarket e dalla IMD Business School
Il 2026 segna un punto di svolta per il greentech: il passaggio è quello da un insieme di soluzioni emergenti a una logica di ecosistema, una sorta di architettura portante per i modelli economici futuri. Secondo un recente studio di Research and Markets, il mercato globale delle tecnologie verdi e della sostenibilità è destinato a passare dai 29,12 miliardi di dollari del 2025 a oltre 35 miliardi già nel 2026, con una traiettoria di crescita che lo porterà a superare i 128 miliardi entro il 2032. Ma oltre ai volumi, a cambiare è la natura stessa dell’innovazione, sempre più integrata nei processi decisionali, nelle catene del valore e nella governance aziendale.
Dal racconto alla concretezza operativa
Secondo i dati di una ricerca pubblicata poche settimane fa dalla IMD Business School sui “sustainability trends”, nel 2026 la sostenibilità entra nella sua fase di maturità e della cosiddetta “execution”. Dopo anni di promesse, target e reporting, il 2026 è l’anno in cui le imprese sono chiamate a dimostrare risultati misurabili, capaci di incidere su costi, rischi e performance.
A svolgere il ruolo di acceleratori in questa dinamica gli esperti sono concordi nell’indicare le tecnologie digitali: intelligenza artificiale, analytics e piattaforme di gestione energetica, infatti, consentono di trasformare obiettivi climatici astratti in scelte operative quotidiane, rendendo la transizione non solo sostenibile, ma anche economicamente sensata.
L’intelligenza artificiale come “sistema nervoso” dell’energia
Tra le innovazioni più rilevanti, l’AI applicata ai sistemi energetici emerge come fattore abilitante di un nuovo equilibrio tra produzione e consumo. Le reti elettriche evolvono verso modelli intelligenti, capaci di integrare fonti rinnovabili intermittenti, accumulo di lunga durata e domanda flessibile.
La IMD parla di una vera “nervatura digitale” delle infrastrutture: algoritmi in grado di prevedere guasti, ottimizzare flussi e coordinare migliaia di asset distribuiti in tempo reale. È un passaggio che sposta l’attenzione dalla semplice generazione verde alla qualità e affidabilità del sistema nel suo complesso.
Digital twin e dati: l’efficienza che non si vede
Un’altra direttrice in primo piano è l’uso dei digital twin, gemelli virtuali di edifici, impianti e intere filiere produttive. Queste tecnologie permettono di simulare scenari complessi e individuare margini di efficienza senza intervenire fisicamente sulle infrastrutture.
I risultati sono tutt’altro che marginali, a partire da riduzioni delle emissioni tra il 15 e il 20% ottenute semplicemente ottimizzando l’uso di energia e risorse. È la dimostrazione che l’innovazione greentech non coincide sempre con nuovi impianti, ma spesso con un uso più intelligente di ciò che già esiste.
Nuove batterie e materiali: la sostenibilità della transizione
Il tema dello storage resta centrale anche negli anni a venire. Accanto al litio, entrano in scena soluzioni alternative come le batterie agli ioni di sodio, più abbondanti, meno costose e con minori criticità ambientali. E il 2026 potrebbe segnarne l’ingresso su scala commerciale – stando alle previsioni degli analisti – soprattutto per l’accumulo domestico e la mobilità urbana.
Circolarità e tecnologia, un binomio strategico
Dalla ricerca IMD emerge con forza un altro messaggio: la circolarità non va più considerata come un esperimento, ma come una strategia industriale. Tecnologie come la computer vision applicata al riciclo, capaci di separare materiali complessi con precisione elevatissima, trasformano gli obblighi normativi in opportunità competitive. Qui il greentech mostra la sua maturità: ridurre sprechi e dipendenze da scenari geopolitici, migliorare la sicurezza delle forniture e allo stesso tempo abbattere l’impatto ambientale.
Oltre il 2026: innovare per restare resilienti
Guardando agli anni successivi, Research and Markets sottolinea che le imprese che sapranno combinare consulenza strategica e piattaforme digitali scalabili saranno quelle in grado di guidare il mercato. Tutto questo adottando il principio che il greentech non è più un settore a sé, ma un linguaggio trasversale che attraversa energia, manifattura, città e servizi.
