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E-mobility, Corcione: “Le batterie agli ioni di litio sono una risorsa, non un rifiuto”

Il CEO di Reinova: "Serve una filiera capace di recuperare valore, generare materie prime seconde e preparare il Paese alle sfide della transizione energetica. Le competenze saranno il fattore decisivo"

L’elettrificazione dei trasporti sta accelerando la trasformazione dell’industria automotive e pone nuove sfide lungo l’intero ciclo di vita dei veicoli. Tra queste, una delle più rilevanti riguarda la gestione delle batterie agli ioni di litio, destinate a diventare una componente sempre più strategica per la mobilità e per i sistemi energetici. Reinova, realtà nata nel cuore della Motor Valley, in Emilia-Romagna, lavora proprio su questo fronte: sviluppo, testing e validazione delle tecnologie per l’e-mobility, ma anche costruzione di una filiera dedicata al riutilizzo, alla seconda vita e al recupero di materiali ad alto valore.

Giuseppe Corcione, fondatore e CEO dell’azienda di Soliera, in provincia di Modena, racconta la visione che ha guidato la nascita di Reinova, il progetto del primo hub industriale integrato per la gestione delle batterie al litio, le opportunità offerte dall’economia circolare e il ruolo delle competenze nella transizione energetica.

Come nasce Reinova e quale ruolo vuole giocare nella transizione energetica?

Reinova nasce nel 2020 con l’obiettivo di creare un hub altamente specializzato nelle tecnologie dell’elettrificazione. L’idea era offrire a grandi imprese, piccole e medie aziende e startup la possibilità di accedere a competenze avanzate su batterie, motori elettrici, elettronica di potenza e sistemi di accumulo. In Italia esisteva un forte patrimonio di conoscenze nella meccanica tradizionale, ma il passaggio verso l’elettrico aveva aperto un gap tecnologico e formativo che andava colmato.

Oggi siamo uno dei principali centri europei per sviluppo, testing, validazione e omologazione di questi componenti e vogliamo continuare a essere un abilitatore della filiera. L’obiettivo è aiutare le aziende a progettare soluzioni tecnologicamente avanzate e sostenibili lungo tutto il ciclo di vita del prodotto, favorendo la crescita di competenze e know-how sul territorio.

Che contributo può dare Reinova alla filiera europea del riutilizzo e del riciclo delle batterie?

Il punto fondamentale è cambiare prospettiva: le batterie non devono essere considerate un rifiuto, ma un valore da preservare. Per questo abbiamo avviato il primo hub industriale integrato dedicato alla gestione delle batterie al litio, con l’obiettivo di analizzare, classificare, mettere in sicurezza e separare i diversi componenti prima che entrino nei processi di recupero dei materiali.

Ogni batteria presenta caratteristiche differenti: cambiano le chimiche, i formati e i materiali impiegati. Di conseguenza servono competenze specifiche per stabilire quale percorso seguire. Il ruolo di Reinova consiste nel selezionare ciò che può essere riutilizzato, ciò che può essere valorizzato come materia prima seconda e ciò che deve essere avviato alle successive fasi di trattamento.

L’obiettivo è massimizzare il recupero di valore e contribuire alla costruzione di una filiera europea capace di ridurre la dipendenza dalle materie prime vergini.

Quanto conta la seconda vita delle batterie e quali opportunità apre per accumulo e rinnovabili?

La seconda vita rappresenta una possibilità concreta, soprattutto in applicazioni come lo storage energetico, gli impianti fotovoltaici, le comunità energetiche e i sistemi di accumulo a supporto delle fonti rinnovabili.

Ogni scelta deve però essere basata su una valutazione tecnica ed economica puntuale, soprattutto visto che negli ultimi anni il costo delle batterie e delle materie prime è diminuito in modo significativo. In alcuni casi può risultare più conveniente recuperare e riutilizzare i singoli materiali piuttosto che impiegare nuovamente il componente nella sua interezza.

La seconda vita resta quindi un’opportunità importante, ma richiede analisi approfondite per individuare la soluzione più efficace in termini di sostenibilità e valore economico.

Quali risultati avete ottenuto sul fronte della sostenibilità e quali sono i prossimi obiettivi?

Abbiamo scelto di pubblicare volontariamente il Report di sostenibilità perché rappresenta un impegno verso il territorio, i collaboratori e i clienti. È uno strumento che ci permette di misurare l’impatto ambientale e sociale dell’azienda e di darci una linea guida chiara.

Tra i risultati più significativi ci sono gli investimenti per aumentare l’efficienza energetica degli impianti e lo sviluppo di sistemi capaci di recuperare e riutilizzare l’energia generata durante le attività di test.

Parliamo di un’infrastruttura con potenze molto elevate, quindi anche piccoli miglioramenti producono benefici rilevanti in termini ambientali. Accanto a questo, stiamo lavorando sulla diffusione della cultura della sicurezza legata ai veicoli elettrici e sulla promozione di pratiche di mobilità sostenibile all’interno dell’organizzazione.

Quali competenze serviranno per costruire una filiera sostenibile delle batterie in Italia?

Le competenze rappresentano uno dei pilastri della nostra strategia. Oggi oltre l’80% dei collaboratori proviene da percorsi tecnici e l’età media si attesta sotto i trent’anni.

Serviranno figure capaci di integrare conoscenze diverse: ingegneria elettrica, elettronica, software, gestione dell’energia, sicurezza e sostenibilità. Collaboriamo con scuole, università e centri di ricerca per favorire la formazione delle nuove generazioni e costruire le professionalità che accompagneranno la trasformazione del settore.

La vera sfida sarà sviluppare una cultura industriale nuova, capace di evolversi continuamente. Le batterie di oggi rappresentano un passaggio importante, ma il settore continuerà a cambiare rapidamente e dovremo essere pronti ad accompagnare questa evoluzione.

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