Nel 2021, lungo le coste della Liguria, fortunati ricercatori hanno avuto modo di assistere a un evento eccezionale: l’avvistamento di una balena grigia (Eschrichtius robustus), una specie che normalmente vive nell’Oceano Pacifico. È stata soprannominata affettuosamente Wally, e la sua comparsa ha acceso riflettori e domande in tutta la comunità scientifica.
Ma cosa ci faceva una balena del Pacifico nel cuore del Mediterraneo?
La balena grigia
La balena grigia (Eschrichtius robustus) è considerata una delle specie più antiche di cetacei ancora esistenti (presente sulla terra da 1,5 a 2 milioni di anni), sopravvissuta a glaciazioni, variazioni climatiche e – purtroppo – anche alla caccia commerciale. Caratterizzata da una pelle grigia con macchie bianche dovute a parassiti e cicatrici, può raggiungere i 15 metri di lunghezza e superare le 30 tonnellate di peso. A differenza di altre balene, non ha una pinna dorsale ma una serie di piccole gobbe lungo la schiena. È celebre per le sue migrazioni: ogni anno percorre fino a 20.000 chilometri andata e ritorno, uno dei tragitti più lunghi nel regno animale, tra le acque fredde dell’Artico, dove si nutre, e le lagune costiere più calde dove si riproduce.
Un tempo, questa specie era presente anche nell’Oceano Atlantico, ma la popolazione atlantica fu sterminata dalla caccia intensiva nel XVIII e XIX secolo. Oggi, ne sopravvivono due popolazioni principali nel Pacifico: una orientale (più numerosa) e una occidentale (in pericolo critico).
Un viaggio senza precedenti
Proprio per la sua estinzione locale in Atlantico, la presenza di una balena grigia nel Mediterraneo ha dell’incredibile, e rappresenta un ritorno storico in acque dove la specie non era più stata osservata da secoli.
Wally è stata avvistata per la prima volta vicino all’isola di Ponza e successivamente lungo la costa tirrenica, passando per Napoli, Viareggio e infine raggiungendo la Liguria, con segnalazioni a Sestri Levante, Cogoleto e Savona (Mentelocale, Cronache Ponentine). La sua presenza ha suscitato grande interesse nella comunità scientifica, poiché le balene grigie erano considerate estinte nell’Atlantico da oltre due secoli (Marine Biodiversity Records – Cambridge University Press).
L’ipotesi più accreditata suggerisce che la balena, forse ancora giovane e inesperta, abbia trovato un passaggio dall’Oceano Pacifico all’Atlantico e infine nel Mediterraneo attraverso un varco aperto nei ghiacci artici, varco che fino a qualche decennio fa era semplicemente impensabile.
Cambiamento climatico e resilienza
Una delle ipotesi più accreditate è che Wally abbia raggiunto l’Atlantico attraverso il Passaggio a Nord-Ovest, una rotta artica che collega il Pacifico all’Atlantico. Tradizionalmente bloccata dai ghiacci, questa via potrebbe essere diventata navigabile durante i mesi estivi a causa del riscaldamento globale e dello scioglimento dei ghiacci artici. Un’altra balena grigia è stata avvistata in seguito nel 2024 a Portland nel Maine (AP), e anche in questo caso i ricercatori avevano attribuito il sui viaggio alla mancanza di ghiaccio lungo il Passaggio di Nord-Ovest. Questo fenomeno ha permesso a specie marine come le balene grigie di esplorare nuove rotte migratorie e territori precedentemente inaccessibili. È plausibile che Wally abbia sfruttato, intenzionalmente o meno, una di queste nuove rotte naturali, spinta dalla curiosità o dalla necessità di trovare nuove fonti di cibo, in un oceano in rapido mutamento. Infatti, il cambiamento climatico sta influenzando negativamente le aree di alimentazione tradizionali delle balene grigie nell’Artico. La riduzione del ghiaccio marino e le alterazioni nell’ecosistema artico stanno diminuendo la disponibilità di cibo, costringendo le balene a cercare nuove aree di alimentazione.
La storia di Wally ci parla di resilienza – la capacità degli animali di adattarsi a nuovi ambienti – ma ci ricorda anche che questi cambiamenti spesso derivano da alterazioni profonde e preoccupanti del loro habitat originario. Sebbene l’adattabilità di Wally sia ammirevole, il suo avvistamento nel Mediterraneo infatti solleva preoccupazioni. Le balene grigie si nutrono principalmente di piccoli invertebrati bentonici presenti nei fondali dell’Oceano Pacifico. Nel Mediterraneo, la disponibilità di queste prede è limitata, e ciò potrebbe compromettere la salute dell’animale, che infatti osservava una perdita di peso significativa (The Independent).
Le balene sono tra gli indicatori più sensibili della salute degli oceani. La presenza di una balena grigia nel Mediterraneo è eccezionale, ma ci obbliga a riflettere: cosa sta succedendo nei mari del mondo se un animale ha dovuto e ha potuto spingersi così lontano da casa?
La storia di Wally rappresenta sia la straordinaria capacità di adattamento della natura sia le sfide che essa affronta in un mondo in rapido cambiamento. La sua presenza nel Mediterraneo è un campanello d’allarme che ci invita a riflettere sull’impatto delle nostre azioni sull’ambiente e sull’importanza di proteggere gli ecosistemi marini
Il Mediterraneo ha accolto Wally con stupore, e la sua apparizione ci lascia un messaggio chiaro: la natura sta cambiando con noi, ma non sempre grazie a noi.