Coltivare in città favorisce biodiversità, movimento e relazioni sociali. Ricerche ed esperienze italiane raccontano il valore degli spazi condivisi, la cui sostenibilità dipende anche dalla gestione dell’acqua e dal riutilizzo delle attrezzature
Coltivare verdure in città offre benefici che coinvolgono la salute delle persone, l’ambiente e le relazioni di quartiere. Negli orti urbani, la cura delle piante diventa un’occasione per fare movimento all’aperto e conoscere i vicini, condividendo attrezzi, consigli e raccolti.
Il valore di questi spazi nasce dall’incontro tra la produzione di cibo e la partecipazione alla vita della comunità, come mostrano le esperienze italiane e gli studi che ne esaminano gli effetti sul benessere e sulla biodiversità.
Un aiuto alla biodiversità cittadina
Tra le aiuole di un orto, l’attenzione può allargarsi alle piante spontanee, agli insetti e agli altri animali che frequentano il giardino. Il rapporto tra la cura degli ortaggi e l’interesse per la natura è al centro di una ricerca presentata a settembre 2026 dalla Commissione europea, che affianca un’indagine sulle pratiche dei coltivatori francesi al monitoraggio di 31 giardini domestici nell’area parigina.
Dalle risposte dei partecipanti emerge che chi considera importante coltivare verdure tende anche a dare più valore alla presenza di piante spontanee e animali selvatici nel proprio giardino. Chi coltiva ortaggi può inoltre favorire la presenza di insetti impollinatori, offrendo loro nettare e polline attraverso le piante in fiore.
Suoli permeabili e gestione delle piogge
Il valore di un orto riguarda anche ciò che accade sotto le colture. Nel quaderno Verso città resilienti, ISPRA, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, include gli orti urbani tra gli interventi utili all’adattamento climatico, descrivendone i benefici attesi per permeabilità del terreno, deflusso delle acque meteoriche e microclima.
Un suolo permeabile permette all’acqua piovana di infiltrarsi, contribuendo a contenere lo scorrimento superficiale. La vegetazione può inoltre migliorare le condizioni ambientali locali e ampliare gli habitat disponibili per flora e fauna.
La cura di aree degradate attraverso la coltivazione può quindi restituire qualità a porzioni di città. Gli effetti dipendono dalla superficie coinvolta, dalle condizioni di partenza e dalla gestione: l’orto contribuisce alla rete di spazi verdi urbani, insieme a parchi, giardini e alberature.
Movimento e benessere nella pratica quotidiana
La cura di un orto porta a trascorrere tempo all’aperto e a fare movimento, seguendo le colture dalla preparazione del terreno fino al raccolto. Per capire come questa attività incida sulle abitudini e sul benessere delle persone, uno studio pubblicato nel 2023 su The Lancet Planetary Health ha coinvolto 291 adulti nell’area di Denver e Aurora, negli Stati Uniti, mettendo a confronto chi riceveva un appezzamento, insieme a materiali e supporto per coltivarlo, con chi restava in lista d’attesa.
Dal confronto emergono risultati favorevoli per l’assunzione di fibre e l’attività fisica di intensità moderata o vigorosa, accompagnati, tra le persone coinvolte nella coltivazione, da una riduzione dello stress percepito e dell’ansia.
A Bologna la coltivazione diventa partecipazione
Un esempio italiano arriva da Bologna. Nel giugno 2025 il Comune censisce 21 aree ortive comunali, per oltre 2.790 orti, e avvia Bologna Coltiva, un percorso dedicato al futuro di questi spazi e alla loro gestione condivisa.
La consultazione raccoglie 1.341 risposte valide, i cui primi risultati sono pubblicati nel luglio 2026 dalla Fondazione IU Rusconi Ghigi. Tra le motivazioni ricorrenti dichi ha scelto di occuparsi di un orto urbano figurano autoproduzione alimentare, contatto con la natura e ricerca di benessere psicofisico. Socialità, contrasto alla solitudine e solidarietà tra generazioni emergono tra le priorità per il futuro.
Come valorizzare i benefici e contenere le emissioni
I benefici per la biodiversità, il benessere e le relazioni sociali si accompagnano a un impatto climatico che merita attenzione. Uno studio pubblicato su Nature Cities nel 2024, condotto su 73 siti di agricoltura urbana in Europa e negli Stati Uniti, rileva nel campione emissioni medie per porzione di cibo superiori a quelle delle produzioni convenzionali, con risultati più favorevoli per alcune colture e alcuni orti.
A pesare sono anche le strutture necessarie alla coltivazione, dalle aiuole rialzate alle recinzioni: utilizzarle a lungo e recuperare materiali permette di distribuirne l’impatto su più anni e raccolti, un’ indicazione utile per migliorare pratiche che offrono opportunità importanti alla vita cittadina.
