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Miniere urbane: perché la tua vecchia TV vale

Dai rifiuti elettrici ed elettronici arrivano metalli, plastiche e materie prime critiche. L’Italia cresce nella raccolta. Intanto l’Europa prepara nuove regole per trasformare i RAEE in risorsa strategica: nel corso del 2026 è previsto il via libera al Circular Economy Ac

Una vecchia TV abbandonata in cantina racconta molto più della fine di un ciclo tecnologico. È un rifiuto, certo, ma anche un piccolo giacimento domestico: vetro, plastiche, metalli ferrosi, rame, alluminio, schede elettroniche e componenti che possono rientrare nei processi produttivi. È questa la logica delle miniere urbane, cioè la possibilità di recuperare valore dai prodotti già immessi sul mercato, invece di continuare a dipendere soltanto dall’estrazione di nuove risorse.

Nel caso dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, i RAEE, il tema è sia industriale, sia geopolitico. La transizione digitale ed energetica aumenta il consumo di dispositivi, sensori, infrastrutture e tecnologie ricche di materiali critici. In un qiardro internazionale instabile, segnato da tensioni commerciali e concentrazione delle filiere, recuperare rame, terre rare, gallio, germanio o tungsteno dai RAEE significa rafforzare anche la sicurezza economica europea. La Commissione Europea, infatti, collega esplicitamente la questione alla necessità di migliorare la circolarità e ridurre la dipendenza dalle importazioni di materie prime critiche.

In Italia la raccolta cresce, ma il divario resta

Secondo il Centro di Coordinamento RAEE, nel 2025 in Italia sono state raccolte e avviate a corretto trattamento 366.891 tonnellate di RAEE domestici, con un aumento del 2,4% rispetto al 2024. Il dato pro capite è salito a 6,22 kg per abitante.

La crescita è trainata soprattutto dai grandi bianchi, come lavatrici e lavastoviglie, e dai piccoli elettrodomestici ed elettronica di consumo. I TV e monitor, invece, calano del 9,7%, fermandosi a 38.330 tonnellate, dopo gli anni segnati dal ricambio tecnologico legato ai nuovi standard televisivi.

Il punto critico rimane territoriale. Il Nord arriva a 7,02 kg per abitante, il Centro a 6,61, mentre il Sud si ferma a 4,76. Il caso più evidente è la Campania, con appena 2,95 kg per abitante. Questo squilibrio pesa sulla capacità del Paese di avvicinarsi ai target europei.

I canali di raccolta: comuni, negozi e prossimità

Nel 2025 il 76,3% dei RAEE italiani è stato raccolto nei centri comunali, mentre il 23,3% è passato dai luoghi di raggruppamento della distribuzione. Sono i canali dell’ “uno contro uno”, quando si compra un prodotto nuovo equivalente, e dell’ “uno contro zero”, che consente di consegnare piccoli RAEE nei negozi più grandi anche senza acquistare nulla.

Il sistema funziona, ma può diventare più capillare.

Il CdC RAEE indica la necessità di superare limiti normativi che oggi ostacolano l’attivazione di punti di raccolta in luoghi molto frequentati, integrati nei percorsi quotidiani delle persone. La raccolta di prossimità è infatti, secondo gli addetti ai lavori, una delle leve decisive per far emergere i RAEE che restano nei cassetti, nei garage o finiscono nei canali sbagliati.

L’Europa raccoglie di più, ma manca il bersaglio

Il quadro europeo mostra progressi e ritardi insieme. Nel 2023, stando ai dati forniti da Eurostat e aggiornati nel 2025, nell’Unione europea sono stati raccolti 11,6 kg di RAEE per abitante. Le apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato sono però cresciute molto più rapidamente: da 7,6 milioni di tonnellate nel 2012 a 14,4 milioni nel 2023.

Il tasso di raccolta europeo nel 2023 è stato pari al 37,5%, calcolato rispetto alla media delle apparecchiature immesse sul mercato nei tre anni precedenti. La Direttiva RAEE prevede dal 2019 un obiettivo del 65%, oppure dell’85% dei RAEE generati per i Paesi che scelgono quel metodo di calcolo. Nel 2023 solo Bulgaria, Lettonia e Slovacchia hanno raggiunto il target del 65%; la Polonia ha centrato l’obiettivo dell’85% con il metodo basato sui RAEE generati.

Il Global E-waste Monitor 2024 allarga lo sguardo: nel 2022 il mondo ha generato 62 miliardi di kg di rifiuti elettronici, ma solo il 22,3% è stato documentato come raccolto e riciclato formalmente. L’Europa resta la regione con la maggiore produzione pro capite, 17,6 kg, e anche con il miglior tasso di raccolta e riciclo documentato, 42,8%.

Terre rare e materie critiche: il valore nascosto dei rifiuti

Il vero salto di qualità riguarda il riutilizzo dei componenti più difficili da intercettare: la Commissione europea sottolinea che la Direttiva RAEE ha avuto un impatto limitato sul recupero di materie prime critiche: molti materiali, tra cui terre rare, gallio, germanio, tantalio e indio, possono disperdersi nei residui di frantumazione o diluirsi in altre frazioni riciclate.

Il problema sta anche nel modo in cui sono costruiti gli obiettivi: i target basati sul peso favoriscono il recupero dei metalli più abbondanti, mentre incentivano meno il recupero di materiali presenti in piccole quantità ma strategici. Un televisore, uno smartphone o un pannello fotovoltaico pesano poco rispetto a un frigorifero, ma possono contenere materiali molto più rilevanti per l’autonomia industriale europea.

Le nuove regole europee: dalla Direttiva RAEE al Circular Economy Act

La normativa cardine in Europa resta al momento la Direttiva 2012/19/UE sui RAEE, che impone raccolta separata, trattamento corretto, obiettivi di recupero e responsabilità estesa del produttore. Il principio è che chi immette apparecchiature sul mercato deve contribuire anche alla gestione del loro fine vita.

Nel 2025 la Commissione europea ha pubblicato una valutazione della Direttiva, riconoscendone la rilevanza ma anche i limiti. Quasi metà dei RAEE generati nell’Unione non viene ancora raccolta, solo circa il 40% viene riciclato e appena il 23% degli impianti applica standard di trattamento di alta qualità. Bruxelles individua cinque criticità: perimetro della norma, raccolta, recupero delle materie prime critiche, armonizzazione dei sistemi di responsabilità estesa del produttore e requisiti di trattamento.

La revisione della Direttiva entrerà nel percorso del Circular Economy Act, il pacchetto europeo che punta a rafforzare il mercato delle materie prime seconde, sostenere la competitività industriale e collegare economia circolare, decarbonizzazione e sicurezza economica, che è atteso entro la fine del 2026. A questo quadro si affiancano il Critical Raw Materials Act, il Regolamento europeo sull’ecodesign dei prodotti sostenibili e la Direttiva sul diritto alla riparazione.

Riuso, riparazione, riciclo: la gerarchia da rispettare

L’economia circolare dei RAEE parte dalla raccolta, ma non si esaurisce nel riciclo. La priorità è allungare la vita dei prodotti, favorire riparazione e riuso, preparare al riutilizzo i dispositivi ancora funzionanti e riciclare meglio ciò che ha davvero concluso il proprio ciclo.

La Commissione osserva che la preparazione per il riuso resta debole: i dati ufficiali europei indicavano percentuali comprese tra 0,6% e 1,7% tra 2012 e 2020. È un segnale chiaro: il sistema intercetta materiali, ma fatica ancora a conservare il valore dei prodotti prima che diventino materia da trattare.

Per questo le iniziative più efficaci saranno quelle capaci di tenere insieme più livelli: raccolta diffusa, tracciabilità, standard obbligatori di trattamento, ecodesign, informazione ai riciclatori, diritto alla riparazione e mercati stabili per le materie prime seconde.

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