Cristina Pozzi: “Nella formazione la parità di genere parte dagli insegnanti”

Scritto da Ettore Benigni
Giornalista

L’Ad di edulia (Treccani): “La nostra nuova piattaforma è attenta a proporre docenti uomini e donne in uguale percentuale. Tramite il microlearning vogliamo rendere possibile l’e-learning per le nuove generazioni sulle competenze dove la scuola non arriva”

Una piattaforma per la formazione continua dedicata soprattutto ai giovani, che si presenta al mercato con il volto e la passione e competenze di un amministratore delegato donna, Cristina Pozzi. Cofondatrice nel 2016 insieme ad Andrea Dusi di Impactscool, poi diventata Treccani Futura e oggi edulia, il nuovo polo edtech dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana.

Edulia si propone di diventare un punto di riferimento per le persone che vogliano investire sulla formazione online per migliorare le proprie competenze a partire dal digitale, per colmare quella carenza di skill di cui il Paese sta soffrendo in questo momento storico.

Cristina Pozzi ci racconta l’esperienza e gli ostacoli che da imprenditrice ha incontrato nel suo percorso. “Devo dire di essere stata abbastanza fortunata – spiega -. Mi sono resa conto soltanto a posteriori di aver affrontato molte delle difficoltà che tante altre donne incontrano nella propria carriera ogni giorno. Ad esempio, sono stata sempre l’unica donna al tavolo nelle riunioni del CdA, anche se nessuno me lo ha mai fatto pesare e mi sono sempre stati riconosciuti i miei meriti. Nel tempo, acquisendo più consapevolezza, ho iniziato a farmi domande che per me erano nuove. L’ambiente della consulenza, che ho frequentato dall’inizio del mio percorso professionale, è un ambiente molto maschile in cui è necessario adattarsi a certi discorsi o a un certo modo di scherzare, anche se nel tempo anche questi atteggiamenti sono cambiati. Nella prima impresa che abbiamo creato nel 2006 e venduto nel 2016, in ogni caso, c’erano molte donne e ragazze che sono cresciute in modo significativo dimostrandosi spesso più brave dei loro colleghi. Poi, lavorando sul tema dell’educazione, mi sono progressivamente imbattuta in tanti aneddoti raccontati dalle più giovani che mi hanno fatto vedere come esistano ancora atteggiamenti che pensavo fossero superati. Oggi per fortuna se ne parla di più, e questo è un bene”.

Di cosa parliamo?

Cosa vuol dire gender gap nel mondo della formazione?

C’è un fatto incoraggiante: le statistiche ci mostrano che sta crescendo costantemente il numero delle ragazze interessare alle discipline STEM. Per sostenere ulteriormente questo trend si possono mettere in campo una serie di iniziative che puntino proprio a coinvolgere le ragazze, a partire dai corsi dedicati. Certo, la politica delle “quote rosa” è un rimedio estremo, ma all’inizio si rivela utile per colmare un divario che esiste e che va eliminato. Accanto a questo, però, c’è un tema di rappresentatività che non può essere ignorato. Ad esempio, sulla nostra nuova piattaforma, edulia Masterclass, monitoriamo con attenzione la ratio tra docenti uomini e donne, con attenzione a non far passare il messaggio che gli insegnanti siano in prevalenza uomini. Questa decisione nasce da un benchmark che abbiamo fatto recentemente, da cui risulta che nelle piattaforme paragonabili alla nostra i docenti uomini rappresentano in media l’80% del totale. E siamo favorevolmente impressionati dal fatto che tra gli iscritti ai corsi online registriamo una prevalenza di donne.

Come nasce e quali sono le caratteristiche di edulia Masterclass?

Ci siamo posti il tema di parlare a un target di età giovane, abituato a utilizzare gli strumenti digitali con flessibilità, grazie a un modello ad abbonamento pensato per accompagnare le persone in un percorso di formazione continua. Tra qualche giorno uscirà anche l’app, che valorizzerà l’idea di uno strumento che può essere tenuto sempre in tasca e utilizzato nei momenti di libertà, con episodi brevi, quiz sottoforma di test e gamification per ingaggiare gli utenti. Un’altra caratteristica importante è la nostra visione sui contenuti: sono indirizzati principalmente a un target di età che è nella fase della scelta di un percorso universitario o professionale, o a persone che hanno iniziato a lavorare e sono ancora disorientate. Proponiamo una scelta di corsi che permettono di avere ispirazione su settori all’avanguardia, di capire perché acquisire nuove competenze può essere utile, facendosi ispirare da modelli o storie che toccano le corde giuste. Per ogni ambito abbiamo cercato di ragionare su quali sono le competenze hard e verticali per lavorare meglio ma che non vengono insegnate attraverso i percorsi educativi tradizionali. E ci siamo fatti aiutare da professionisti dei singoli campi, che avevano ben chiare le competenze di cui c’era più carenza. Pariamo di hard skill e soft skill, tecnologiche ma anche per lo sviluppo di una migliore capacità di gestione delle persone o di collaborazione in un ambiente di lavoro, o per muoversi con più consapevolezza nella scelta dei percorsi universitari.

Perché la scelta di una formula “ad abbonamento” e non mirata sui singoli corsi?

Il principio è che oggi, in un’epoca segnata dalla rivoluzione digitale, non può bastare un corso per adeguarsi alle nuove necessità che emergono continuamente dal mercato. Servono diversi corsi e distribuiti in momenti differenti durante l’anno. E soprattutto serve uno stimolo alla curiosità e alla voglia di crescere. Per questo continuiamo a produrre corsi sempre nuovi, rivolti a chi ha le idee chiare a chi non le ha, grazie al microlearning. Non facciamo corsi di alta formazione o professionalizzanti, ma cerchiamo di fornire competenze trasversali in un percorso che guida e consiglia, e che grazie alla gamification coinvolge. Offriamo ad esempio ai nostri utenti una soluzione che consente di monitorare in tempo reale i progressi, e di capire quali sono i loro punti di forza e di debolezza: uno strumento, in definitiva, per conoscersi meglio.

Qual è il valore aggiunto del far parte della galassia Treccani?

È fondamentale, perché – tanto per cominciare – ci permette di avere un’impostazione di altissima qualità sui contenuti.  La selezione dei corsi e dei docenti, ad esempio, è molto collegata al mondo Treccani, che ci permette – una volta definiti gli argomenti – di contare su un network di persone che sono le più preparate nei singoli campi e immediatamente disponibili a collaborare. Su un altro versante, poi, quello degli strumenti per la scuola e per i docenti, l’organizzazione ha un valore altissimo. Per riassumere, Treccani è sinonimo di qualità, certezza delle fonti e rigorosità riconosciuta da gran parte degli utenti. I vantaggi sono evidenti sia lato prodotto sia lato rapporto con gli utenti finali, una garanzia di qualità che diventa anche un vantaggio competitivo. Ma è grande anche la responsabilità che deriva da questo rapporto: quella di mantenere e rilanciare uno standard altissimo.

Che strategia state utilizzando per farvi conoscere tra i più giovani?

È una strategia tutta digitale, pensata per essere presenti sulle piattaforme più utilizzate dai nostri potenziali utenti. Come nel caso dell’advertising su Spotify o su Instagram. Inoltre, lavoriamo molto con le università e l’ultimo anno delle scuole superiori: tra le strategie più efficaci sono convinta che ci sia sempre il passaparola. Il sentirsi dare un consiglio da un amico è dal mio punto di vista più convincente di uno spot.

Su cosa state lavorando?

Il nostro obiettivo è di riuscire a dare vita a un hub che diventi punto di riferimento: per la scuola, e quindi per i docenti, per le studentesse e gli studenti, per i genitori, e per il percorso di chi uscito dalla scuola vuole comunque continuare a crescere dal punto di vista delle competenze. Abbiamo in programma di lanciare costantemente nuovi prodotti. Tra gli ultimi arrivati c’è la piattaforma ad abbonamento per la formazione dei docenti, firmata edulia Treccani Scuola, mentre siamo impegnati a migliorare quella per la didattica rivolta alla scuola, con proposte che arrivano dal mondo Treccani e altre sviluppate ad hoc. E poi stiamo esplorando la strada dei nuovi formati: oggi proponiamo video e testi, ma guardiamo anche a esperienze più ingaggianti e immersive, utilizzando ad esempio la realtà aumentata. Anche se al centro di tutto rimarrà il contenuto, a prescindere dal mezzo.