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Le macchine a pedali che sfruttano l’energia umana

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Biciclette che diventano elettrodomestici a impatto zero. Sono nate in America Centrale e si chiamano “bicimaquinas”

Qui da noi le biciclette sono sempre più oggetti raffinati di design e ipertecnologici: a pedalata assistita, iperconnesse, ripiegabili, leggere come una piuma e velocissime. C’è un posto, però, in America Centrale, in cui le biciclette sono diventate lo strumento di una micro industrializzazione completamente a impatto zero, trasformandosi in macchinari che funzionano senza elettricità e  che sfruttano  unicamente la forza umana.  Le chiamano “bicimaquinas”, o “macchine a pedali” e sono state realizzate per la prima volta in Guatemala, riciclando vecchie biciclette. Oggi, in Messico, un gruppo di giovani imprenditori organizza workshop internazionali per insegnare a realizzarle.

COME SONO NATE LE BICIMAQUINAS

L’idea parte da lontano, nel 1997, quando fu fondata , in un piccolo centro del Guatemala, Maya Pedal, una ONG che recuperava biciclette usate dagli Usa e dal Canada per ripararle e rivenderle. Quelle ridotte troppo male venivano trasformate, con ingegno e fantasia, in autentici “elettrodomestici a pedali”, che potevano aiutare la vita quotidiana in posti in cui l’energia elettrica scarseggiava. Potevano essere lavatrici,  frullatori, smerigliatrici, trebbiatrici e quanto altro poteva suggerire la fantasia umana e la necessità del momento. Queste bicimaquinas sono diventate col tempo il vero tratto caratteristico dell’ingegno locale e hanno finito con l’essere esportate anche oltreoceano.

 

COME SI COSTRUISCE UN ELETTRODOMESTICO A PEDALI

Oggi il fenomeno delle bicimaquinas si è diffuso tanto da essere diventato un modello di sostenibilità per moltissime organizzazioni no profit in tutto il mondo, rientrando in quella che viene attualmente definita tecnologia alternativa o “appropriata”.

Dopo il Guatemala, il principale centro di produzione e diffusione della cultura delle bicimaquinas si trova in  Messico, nella cittadina di Jalisco, dove nel 2011 tre giovani appassionati di tecnologia alternativa hanno fondato una startup, la Bici Máquinas. L’attività principale dell’azienda è quella di sviluppare modelli di macchine a pedali standardizzati ed esportabili. Finora ne ha realizzati 14,di cui 5 sono già in commercio nel paese e all'estero.

Il team di Bici Máquinas svolge in parallelo un’attività di diffusione della cultura delle macchine a pedali, organizzando workshop e diffondendo in rete manuali su come si costruisce un frullatore o una lavatrice partendo da una bicicletta.