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La sharing economy in aiuto dei migranti: ecco Welcome Refugees

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Attraverso l’omonimo sito internet, aperto in Germania da una coppia di trentenni, è possibile offrire e ottenere ospitalità presso famiglie e altre strutture. Vince il modello dell’AirBnB solidale

La sharing economy a sostegno dei rifugiati. L’Europa è alle prese con una ondata di immigrazione dai paesi del Nord Africa come non si verificava da decenni e in alcuni Stati membri si è ricorso alla cosiddetta economia condivisa, mettendo a disposizione dei più bisognosi beni e servizi. Tra le iniziative più popolari, ce ne è una che arriva direttamente dalla Germania. Si tratta di Refugees Welcome, il primo AirBnB per i migranti.

 

GERMANIA: ECCO L’AIRBNB DEI MIGRANTI

Attraverso l’omonima piattaforma online, ideata da una giovane coppia tedesca di trentenni, è possibile trovare e offrire ospitalità in strutture e famiglie. Sono per la maggior parte appartamenti in condivisione. In totale, sono già 800 i cittadini, con una età compresa tra i 21 e i 65 anni in prevalenza studenti ma anche carpentieri, operai e professionisti, che hanno messo a disposizione una stanza, e ben 134 le persone che hanno trovato una sistemazione tra Germania e Austria. Altri 400 sono i migranti già iscritti al sito in attesa della partenza, con richieste che arrivano soprattutto da Afghanistan, Algeria, Bangladesh, Burkina Faso e Camerun.

 

I COSTI DI GESTIONE PER L’OSPITALITÀ

I costi sono coperti in parte dagli stessi migranti oppure dal Welfare tedesco e dalle microdonazioni che possono essere fatte attraverso il sito di riferimento e che servono principalmente per coprire le utenze degli ospiti, ma non è escluso che il periodo di accoglienza possa essere in alcuni casi gratis. Attualmente il servizio è attivo solo in Germania e Austria ma è possibile contattare il giovane staff per mettere a disposizione altre eventuali sistemazioni anche nel resto d’Europa.

 

IL MODELLO DI SHARING ECONOMY DELLA SOLIDARIETÀ ANCHE NEL RESTO D’ITALIA

Sul sito in questione ci sono due percorsi di iscrizione, uno in tedesco per il cittadino che offre l’alloggio e un altro disponibile in cinque lingue, per il rifugiato, che deve rispondere ad alcune domande, tra cui nazionalità, sesso, provenienza. L’idea è piaciuta talmente tanto che anche in altri Paesi europei è partita la gara della solidarietà sfruttando le possibilità offerte dalla sharing economy, tra cui anche l’Italia. A Parma, ad esempio, 10 famiglie ospiteranno per nove mesi 10 rifugiati, mentre a Torino il progetto “Rifugiati in famiglia” avviato tra gli altri dal Ciac Centro Immigrazione aiuterà i rifugiati ad avere un tetto e a chi li ospiterà verrà corrisposto un rimborso spese di trecento euro al mese.

 

Leggi anche: Meno costi fissi e più clienti: così la sharing economy aiuta le imprese

I MIGRANTI UNA RISPORSA PER LE STARTUP

Gli stessi migranti possono diventare una risorsa importante per le economie pronte ad ospitarli. Secondo il report di Kleiner Perkins Caufield & Byers, una delle più grandi venture capitale della Silicon Valley, il 50% delle 25 compagnie di IT più importanti del mondo ha tra i suoi fondatori un migrante di prima o seconda generazione. Il che, tradotto in cifre, corrisponde a 1,660 miliardi di dollari per 500 miliardi di fatturato e 1,2 milioni di posti di lavoro.