Sorgenia
cerca
Accedi accedi

Custom e looklike audience: il caso Tonki

  1. Home
  2. What's next
  3. Custom e looklike audience: il caso Tonki

Una bella storia imprenditoriale italiana, che può insegnarci come un’idea e l’uso sapiente della rete possono aprire le porte dell’internazionalizzazione

Brescia, 2012.

Ruggero decide di fare una sorpresa alla sua fidanzata Alessandra che si trova in Inghilterra. Si imbarca sul primo aereo low cost che trova e poi decide di fare l’autostop per giungere a destinazione. Raccatta un pezzo di cartone e ci scrive “146 Kilburn High Rd”. Arrivato a casa della sua ragazza, per gioco, quel cartone diventa un regalo in ricordo di quella piccola follia. Istintivamente Alessandra lo prende e ci appiccica una loro foto. E’ l’inizio di Tonki, una bella storia imprenditoriale italiana, che può insegnarci come un’idea e l’uso sapiente della rete possono aprire le porte dell’internazionalizzazione.

 

Tonki is hier! from tonki on Vimeo.

Tonki, nome completamente inventato e di facile memorizzazione, è un servizio di stampa creativa. In pratica attraverso il sito o l’applicazione mobile l’utente può caricare una foto, o sceglierla dalle proprie gallerie Instagram e Facebook, aggiungere una dedica e vedersi recapitare a casa la stampa su cartone, da appendere o poggiare su un supporto.

Un modo rapido e fantasioso per allestire la casa di uno studente, un ufficio o anche per fare un regalo in grado di cristallizzare un momento di amicizia e di amore.

L’idea di Ruggero Frigoli e Alessandra Renis è molto semplice, ma efficace perché fa leva su diverse tendenze attuali: il ritorno alla materialità, il lo-fi, il low-cost.

La trasformazione dell’idea in un business sostenibile richiede tempo, ma i due giovani imprenditori capiscono subito che la rete è il terreno ideale per costruire la propria strategia commerciale e di comunicazione.

Con il lancio del nuovo sito, alla fine del 2014, i due aprono la pagina Facebook ufficiale e iniziano a costruire una community di fan, volano per il passaparola. Lanciano la campagna “fatti di Tonki” tesa ad aumentare le registrazioni al sito: ogni persona registrata riceveva in regalo l’iconica foto incorniciata di cartone. Per promuovere la campagna decidono di utilizzare gli strumenti di advertising di Facebook, partendo dai post sponsorizzati. In particolare il veicolo principale che viene pubblicizzato è un video virale che spinge gli spettatori ad iscriversi al sito. In meno di un mese ottengono 10.000 nuovi utenti, che dopo aver ricevuto il dono lo fotografano e lo mettono in mostra sui propri canali sociali, contribuendo alla diffusione del brand. Allo stesso tempo, ogni giorno, la pagina Facebook ufficiale veniva animata con i nuovi luoghi in cui si stava diffondendo il “virus” Tonki.

A questo punto la scelta di utilizzare due opzioni di targettizzazione avanzata del social network più grande del mondo, conosciute come “custom audience” e “lookalike audience”.

Con le “custom audience” o “pubblico personalizzato” si può dire a Facebook di mostrare un certo contenuto ad una lista specifica di contatti (di cui si possiede l’indirizzo e-mail, il numero di telefono, l’ID utente di Facebook o l’ID di inserzionisti pubblicitari), a coloro che hanno visitato il proprio sito web (previa aggiunta di un “pixel” o codice di tracciamento nel sito), a quanti hanno compiuto un’azione usando la propria applicazione. Dunque un ottimo metodo per fare azioni di remarketing ossia per rientrare in contatto con persone che già hanno avuto modo di conoscere il  brand.

Invece l’opzione di targettizzazione nota come “lookalike audience” o “pubblico simile” consente di allargare la visibilità ad utenti che ignorano il brand, ma che presentano caratteristiche simili a coloro che lo conoscono. In definitiva si può dire al sistema di advertising di mostrare un contenuto a soggetti simili a utenti già fan della pagina, oppure a quanti hanno già visitato il sito web.  

Usando questi due strumenti congiuntamente, Tonki è riuscita ad ottenere un fatturato del mese di dicembre 2014 superiore a quello complessivo degli undici mesi precedenti. In sintesi, in soli due anni, l’azienda bresciana è riuscita a vendere oltre 200.000 cornici, ottenendo un ritorno di quasi quattro volte l’investimento pubblicitario effettuato. Oggi il 30% delle vendite è realizzato all’estero e sono state aperte sedi commerciali in Olanda, Canada, USA.

E’ la dimostrazione lampante di come una micro azienda italiana può espandere i propri confini se riesce a sfruttare la potenza dei social network a proprio vantaggio.