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Cupertinum, la più antica Cantina sociale del Salento sceglie la sostenibilità

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Il presidente Francesco Trono: “Abbiamo scelto con convinzione di muoverci nella direzione della sostenibilità ambientale e sociale. E puntiamo a coinvolgere e sensibilizzare le nuove generazioni al rispetto e alla tutela del territorio”

La più antica Cantina sociale della provincia di Lecce, nata nel 1935, si trova a Copertino, ha un nome latineggiante, “Cupertinum”. Un nome che richiama la tradizione, ma anche il gemellaggio del piccolo centro pugliese con una località della Silicon Valley, in California, che deve la sua fama al quartier generale di Apple, Cupertino, che fu fondata nel 1700 da un frate francescano devoto a San Giuseppe da Copertino. Dal 1973 tra Copertino e Cupertino c’è infatti un gemellaggio che prevede scambi culturali, con studenti americani che vengono ospitati in Salento e studenti pugliesi che trascorrono un periodo di studi in California. Il presidente della Cantina Cupertinum è dal 2013 Francesco Trono, agronomo con la passione per la tutela del territorio e per la sostenibilità. In quest’intervista racconta la sua esperienza e le scelte green che caratterizzano l’azienda, e che hanno portato la Cantina a ottenere il riconoscimento della “bandiera verde” dalla Confederazione italiana agricoltori; premio nazionale che viene assegnato alle realtà più impegnate nel sociale e per il territorio, e che Francesco Trono a ritirato a luglio a Roma, in Campidoglio.

Francesco, come nasce l’esperienza di Cupertinum?

La data esatta è il 12 gennaio del 1935, quando 36 viticoltori locali decisero di consorziarsi e fondare questa struttura per valorizzare il proprio prodotto. A quei tempi i nostri vini, di cui le due varietà principali sono il Negroamaro e il Primitivo, servivano per migliorare i vini dell’Italia del Nord e della Francia, contribuendo a rafforzarne colore e gradazione. La prima cantina fu costruita in campagna, distante dal centro del Paese, ma accanto alla ferrovia, per facilitare il trasporto del vino in Nord Italia. Oggi contiamo su poco meno di 350 associati, per una produzione che varia a seconda delle annate tra i 12 e i 14mila quintali. Ovviamente non siamo i soli in questo territorio: con il tempo si sono sviluppate anche altre cantine, ma possiamo vantarci di produrre tra il 70% e l’80% del Copertino Doc e del Copertino Doc Riserva che arriva sul mercato.

Quali sono le caratteristiche più importanti della vostra cantina?

Innanzitutto la qualità dei vini! Una particolarità è che conserviamo il Negroamaro in strutture di cemento vetrificato, vasche interrate profonde sei metri che mantengono temperatura e umidità costante, che vanno a unirsi anche alle altre strutture in acciaio e barrique. Siamo una delle poche realtà che utilizzano questa metodologia di conservazione del vino.

Un’altra caratteristica è che ci siamo attrezzati per commercializzare non soltanto vino, ma – nel nostro punto vendita – anche altri prodotti agricoli locali, come il miele e l’olio. Per farlo è stato necessaria una modifica al nostro statuto originario e ora, nel parco che circonda la Cantina, abbiamo le arnie, una scelta anche simbolica, perché le api sono l’emblema dell’impollinazione, dell’aria pulita, dell’ambiente sano. Le nostre api impollinano le piante in un raggio di 10 km e siamo orgogliosi del fatto che, dal momento che non usiamo prodotti chimici e diserbanti, le nostre api stanno bene. Arriviamo a produrre e a mettere sul mercato ogni anno due quintali e mezzo di miele. Quanto all’olio, commercializziamo quello vergine ed extravergine, sia in bottiglia da 0,75 litri sia in lattine da 3 e 5 litri. Infine, voglio ricordare che ci caratterizza anche l’attenzione alla cultura del territorio, con presentazioni di libri, concerti e mostre. Ogni anno pubblichiamo il giornale Cupertinum Doc che valorizza le connessioni tra territorio, agricoltura, cultura, turismo.

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Quanto conta la sostenibilità sociale per la vostra attività?

È fondamentale, come dimostra anche il fatto che siamo tra i partecipanti a un bel progetto della Caritas diocesana, “Opera Seme”. Si tratta di un’associazione che mette in contatto tra loro una serie di attività del territorio che hanno deciso di darsi anche una dimensione etica, ad esempio sul rispetto dei lavoratori e dei contratti di lavoro. L’idea è quella di creare una rete che mette in contatto queste aziende: loro vendono il nostro vino, noi proponiamo ai nostri clienti i loro prodotti. In più mi fa piacere sottolineare che abbiamo ricevuto da poco dal vescovo di Nardò-Gallipoli, Fernando Tarcisio Filograna, una bolla vescovile che ci riconosce come l’unica azienda della Puglia che produrrà il vino destinato alle messe.

Passiamo al rispetto per l’ambiente: come nasce la collaborazione tra Cupertinum e Sorgenia sul fotovoltaico?

Abbiamo progettato insieme l’impianto, e mi fa piacere aver trovato persone che si sono interessate alla nostra realtà e si sono impegnate con noi per trovare una soluzione su misura per le nostre esigenze. La molla iniziale è stata quella di abbattere i costi di produzione, che nel nostro caso dipendono in maniera rilevante dalla spesa per l’energia. Siamo in Salento, una terra dove nell’arco dell’anno abbondano le giornate di sole, e per questo abbiamo pensato di sfruttare l’opportunità del fotovoltaico. Senza consumare territorio, ma utilizzando per i pannelli soltanto le nostre strutture e i nostri edifici. In più abbiamo lanciato due idee che sono subito state accettate da Sorgenia: la realizzazione di due colonnine per la ricarica delle auto elettriche e quella di un display, all’ingresso della cantina, che potesse comunicare in maniera semplice ai nostri clienti i benefici dell’utilizzo dell’energia che proviene dal sole. Indicando ad esempio la quantità di anidride carbonica che non immettiamo in atmosfera. Oggi disponiamo di un impianto studiato kilowatt per kilowatt dagli ingegneri di Sorgenia, che ci hanno costruito un abito su misura. Un impianto di potenza pari a circa 40 kiloWatt, che produrrà 52.000 kWh annui ed eviterà l’emissione in atmosfera di 12.000 kg di anidride carbonica l'anno, l'equivalente di 559 alberi piantumati. E l’energia che non utilizziamo viene immessa in rete a beneficio della comunità locale.

Come riuscite a coinvolgere le nuove generazioni in questo vostro impegno?

Il punto di partenza è che se veramente vogliamo immaginare un futuro più green è importante parlare ai ragazzi. Per questo abbiamo ideato un progetto per coinvolgere le scuole, con una giornata l’anno dedicata. Così tra la fine di gennaio e i primi di febbraio invitiamo nella nostra cantina gli studenti delle prime medie di un polo didattico della nostra zona. Si tratta si solito di 70-80 ragazzi, che trascorrono la giornata con noi. Li coinvolgiamo nella potatura di un vigneto, nell’allevamento delle api e facciamo loro assaggiare una ricetta semplice ma fondamentale per la nostra tradizione: il pane con l’olio. E per la prossima edizione ci farebbe piacere coinvolgere Sorgenia invitando un rappresentante dell’azienda che spieghi ai ragazzi il funzionamento e i vantaggi per l’ambiente di un impianto fotovoltaico. Si tratta di un’iniziativa per avvicinare i ragazzi alla natura, per mostrare loro cosa c’è dietro i prodotti della terra, che non nascono sugli scaffali di un supermercato, ma che richiedono passione, lavoro e un contatto costante con la natura. È un modo per allontanarli per qualche ora dallo smartphone e farli tornare in contatto con l’ambiente reale che li circonda. Ognuno dei noi, in questo momento, deve essere responsabile della trasmissione di questi valori culturali, che poi i ragazzi potranno portare in famiglia e nella loro vita di tutti i giorni.