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In Colombia il primo villaggio ecosostenibile del mondo

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Nato nel 1960 dall’idea di un emigrante italiano, Las Gaviotas è energeticamente autonomo. Tante le tecnologie green inventate dagli abitanti per tutelate l’ambiente

Nessuna prigione né polizia. Niente macchine né elettrodomestici. Tutti i cittadini hanno diritto gratuitamente alla casa e diritto all’istruzione e al cibo. Questo piccolo paradiso terrestre, uno degli esempi più straordinari di ecosostenibilità che esistono al mondo, si trova in Colombia. Il villaggio in questione, chiamato Las Gaviotas, è raggiungibile solo in jeep e dalla capitale Bogotà dista circa 16 ore. Si tratta di una vera e propria oasi di civiltà, abitata da poco più di 200 abitanti, che conducono una vita solidale e rispettosa dell’ambiente grazie ad una completa autonomia energetica.

 

Il progetto nasce intorno al 1960, quando un emigrante italiano appassionato di storia sudamericana, Paolo Lugari, decise di lanciare una sfida al mondo intero con l’idea di creare un centro abitato diverso, amico dell’ecosistema. Per prima cosa, decise di trasformare 10 mila metri quadrati di deserto, diventati pian piano 8 ettari, in una vera e propria foresta tropicale. Da allora, molti contadini delle zone limitrofe decisero di contribuire alla costruzione di Las Gaviotas, attratti da una prospettiva di guadagno molto superiore rispetto a quella presente nelle altre aree rurali della Colombia.

 

Sono stati così piantati milioni di pini tropicali, contribuendo alla rigenerazione di un ecosistema scomparso milioni di anni fa. Inoltre, la resina ricavata da questi alberi viene ancora oggi utilizzata per alimentare i macchinari e i mezzi di trasporto, mentre quella in eccesso è venduta sul mercato estero. Trovandosi nel deserto, e avendo a disposizione poche materie prime, gli abitanti di Las Gaviotas hanno dato vita ad una serie di tecnologie sostenibili che li rendono energeticamente autonomi.

 

Così, nonostante la scarsità di vento, sono stati costruiti piccoli mulini che producono elettricità. Con un bollitore, invece, ed una cucina solare si sterilizzano le stoviglie e si purifica l’acqua, mentre il pozzo da cui questa è estratta è dotato di una pompa azionata dall’energia prodotta dal movimento dei bambini sulle altalene. Il legno dei pini morenti è infine usato come combustibile per creare energia. Sono stati allestiti dei veri e propri baldacchini dove coltivare piante che vengono poi sfruttate per la dieta alimentare e per la creazione di medicinali.

 

 Alcune di queste invenzioni sono state addirittura incluse dall’Onu nella lista di “Appropriate Technologies”, cioè quelle che servono a diminuire la povertà e le emissioni di Co2. Tuttavia, la loro autonomia energetica è influenzata dall’economia globale: la recente importazione di resina cinese ha così costretto i Gaviotani ad abbassare il prezzo di quella prodotta da loro del 40%. Inoltre, lo stile di vita solidale degli abitanti del villaggio ha fatto sì che i guerriglieri colombiani non abbiano mai intaccato il loro territorio. Insomma, un posto in cui non ci sono guerre e nessuno soffre la fame.