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3 Cose che non sapevi sui “suoni del mare”

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Si sente la pioggia sott’acqua nel mare? E le meduse o i crostacei sono in grado di percepire i suoni? Facciamo chiarezza su 3 comuni falsi miti in circolazione che riguardano il tipico paesaggio acustico sottomarino

Spesso si sente parlare dei suoni del mare, o dei canti delle balene; ma facciamo un po’ di chiarezza sull’argomento partendo proprio dalla domanda a cui rispose con la sua autobiografia il famoso oceanografo e documentarista francese Jacques-Yves Cousteau che, insieme al più esperto Frédéric Dumas, fu tra i primi a esplorare e raccontare il mondo sottomarino: il mare è un mondo silenzioso?

IL MARE È UN MONDO SILENZIOSO? 

Il mare non è un mondo silenzioso. Se provassimo ad immergerci sott’acqua e ad ascoltare, scopriremmo un mondo fatto di suoni. Ogni ecosistema marino è caratterizzato infatti da un tipico paesaggio acustico (in inglese soundscape), composto dalla sovrapposizione di suoni di origine animale (basti pensare ai canti delle balene o ai fischi dei delfini), fisica (vedi ad esempio il rumore prodotto dal frangersi delle onde, dalla pioggia) e ultimamente anche umana.

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SI DICE "MUTO COME UN PESCE": MA È VERO CHE I PESCI SONO MUTI?

I pesci non sono affatto muti e ci sono molte le specie, fra cui anche molte specie Mediterranee, che producono suoni. Questi suoni aiutano i pesci a difendere il territorio o a corteggiare il partner.

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Un esempio di pesce che non è muto?
La corvina emette degli impulsi ben udibili soprattutto all’alba e al tramonto, durante il periodo estivo. Tali impulsi sono talmente numerosi che si parla di veri e propri cori, al pari dei cori di uccelli presenti negli ambienti terrestri.

PERCHÉ DOBBIAMO STARE ATTENTI A RIDURRE L'INQUINAMENTO DEI NOSTRI MARI?

Molte specie si affidano ai suoni presenti nel paesaggio acustico per espletare numerose funzioni vitali come la riproduzione, la ricerca del cibo, la ricerca di un habitat favorevole dove poter crescere. Se questi suoni vengono coperti da altri non naturali prodotti dalle attività umana (come ad esempio il passaggio continuo di navi in un’area ricca di vita), questi potrebbero diminuire la capacità di sopravvivenza delle specie marine.

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Inoltre, è stato dimostrato attraverso test sperimentali in vasca che numerose specie se esposte a suoni non naturali si “stressano”, reagendo così a livello fisiologico all’inquinamento acustico. Lo stress, come avviene negli umani, se protratto per tempi medio-lunghi causa danni più o meno gravi (riduzione della capacità di riprodursi, di accrescersi, di sfuggire al predatore, etc.).