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Tutte le vite di un cosplayer

Scegliere di impersonare il proprio personaggio preferito nei minimi dettagli è molto più che una passione. In giro per il Romics con SorgeniaUp

Scelgono un personaggio. O forse è il personaggio che sceglie loro. Scelgono di impiegare il proprio tempo libero nella realizzazione, maniacale, di vestiti, accessori, trucco e parrucco. Per mesi. Anni. Scelgono ore sotto al sole coperti da silicone o a petto nudo in pieno autunno. Sono i cosplayer, persone così legate a un personaggio di fantasia da scegliere di impersonificarlo nella realtà.

 

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Un fenomeno decisamente in crescita, basta guardare le affluenze sempre in aumento degli eventi dedicati a fumetti e videogiochi, letteralmente invasi da questi appassionati del travestimento d’autore. Cosa li spinge verso il loro personaggio? Come si prepara un vero cosplayer alla “passerella”? Lo abbiamo chiesto ai protagonisti del Romics 2016.

“Avendo la passione per il trucco cinematografico, i personaggi che scelgo di interpretare sono quasi sempre dei cattivi, esseri sovrannaturali che vanno resi attraverso protesi in silicone che realizzo personalmente”, spiega Riccardo, che ha scelto di indossare i panni del mostruoso Re della Notte dalla fortunata serie televisiva Game of Thrones. “Il problema – prosegue - è che poi sono costretto a indossare la maschera tutto il giorno e quando fa caldo è dura. Lo faccio però volentieri perché mi diverto moltissimo”.

 

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Problema opposto per Gianmarco, che ha scelto per sé il personaggio di Dalshim, combattente indiano del classico picchiaduro Street Fighter II. “Scegliere questo alias significa girare per tutta la fiera scalzo e praticamente seminudo. In certi momenti ho un po’ freddo ma mi sento perfettamente a mio agio”.

Oltre ad essere faticosi da indossare, alcuni costumi possono essere anche piuttosto costosi da realizzare. È il caso di Simone, il cui ricercatissimo costume di Master Chief della serie di videogames Halo, fa sì che venga continuamente fermato per un’immagine ricordo. “Questo costume è il mio orgoglio. Mi è costato due anni di lavoro e quasi mille euro di materiali. Ma ne valeva sicuramente la pena, considerando quanto riesco a fare contenti i tantissimi bambini che mi chiedono di posare insieme a loro per una foto”.

 

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