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“Economia domestica a scuola contro lo spreco alimentare”

Buttiamo cibo per 16 miliardi ogni anno, l’1% del Pil. Secondo Andrea Segrè, fondatore di Last Minute Market, bisogna ripartire dai banchi di scuola

Ritornare a insegnare ai nostri figli l’economia domestica per combattere lo spreco alimentare, che con 16 miliardi di cibo buttati ogni anno da solo vale l’1% del Prodotto interno lordo del Paese. È la ricetta “anti-spreco” di Andrea Segrè, che questo fenomeno lo conosce come le sue tasche. Tra i fondatori di Last Minute Market, società che si occupa da 15 anni di lotta allo spreco, Segrè è tra i principali promotori della Giornata nazionale contro lo spreco alimentare, che “abbiamo ribattezzato Giornata nazionale per la prevenzione dello spreco alimentare”, ci tiene a precisare.

Dottor Segrè, perché questo cambio di nome, per la quarta edizione di questa Giornata?

“Perché la prevenzione è la parola chiave per approcciare alla Giornata nazionale contro lo spreco. Recuperare è virtuoso, ma prevenire è ancora meglio. Per farlo serve una nuova svolta culturale”.

Quali gli strumenti per operare questa svolta?

“Principalmente l’educazione, dedicata all’ambiente e all’alimentazione. Il tema spreco va affrontato prima dell’insorgere del problema. Dobbiamo cominciare principalmente dai nostri figli, sia dentro la scuola che fuori.”

Cosa proponete nel concreto?

“Progetti mirati nelle scuole, a partire da quelle materne. A Bologna e a Udine, ad esempio, abbiamo coinvolto e sensibilizzato più di 250 studenti delle primarie e secondarie, ma dovremmo presto attivarci anche con le materne. Abbiamo bisogno di far riscoprire il valore del cibo partendo dai più piccoli, perché è a casa che si spreca tanto. E i primi promotori dovranno essere gli insegnanti”.

Dalle Istituzioni, invece, cosa dovremmo aspettarci?

“Un dialogo diretto con il mondo dell’educazione. Abbiamo chiesto al Ministero dell’Istruzione l’applicazione di linee guida che mettano i ragazzi di fronte alla problematica. Quando avremo la possibilità di inserire l’educazione alimentare nelle scuole, la prevenzione si farà. Riunendo gli studenti, le loro famiglie e gli insegnanti possiamo arrivare a comunicare con più di un quarto della società. Ma per ora l’offerta educativa in questo ambito non è molto estesa”.

Come dovrebbe essere affrontato il tema nelle scuole, secondo voi?

“Sulle modalità stiamo lavorando proprio in questi giorni, con una campagna di comunicazione ad hoc. La nostra idea è tornare alle buone pratiche del passato. L’economia domestica era una materia compresa nel piano di studi fino al 1963. Si insegnava esattamente quello che noi comunichiamo attraverso delle piccole regole d’oro da sfruttare nel quotidiano. Si può ritornare a cucinare con le ricette che recuperano gli avanzi e fare una lista della spesa efficace, decidendo prima cosa comprare e perché. E soprattutto non farsi attrarre dalle sirene del marketing, il 3x2 del supermercato potrà sembrare una bella offerta ma la maggior parte dei prodotti acquistati resteranno poi a marcire nelle nostre dispense.”